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Lettera di Roberta, 13 anni

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Riflessioni di una studentessa

 “Mamma mi ha raccontato che quel giorno in chiesa una donna coraggiosa con un nodo alla gola, gli occhi colmi di lacrime, la disperazione sul volto ha letto una magnifica lettera alla mafia che sicuramente era lì presente, travestita da gente comune ed uomini di Stato. Secondo mia madre è anche stato un momento di rivincita dove una donna, una moglie, piange il suo eroe mentre accusa apertamente la mafia sfidandola a chiedere perdono in ginocchio per quanto ha fatto pur sapendo che mai lo farà… mia madre ha i ricordi ancor vivi di quei giorni e l’averle fatto leggere questo fumetto che ricostruisce la storia di Giovanni Falcone l’ha riportata indietro nel tempo. Lei dice che mai dimenticherà ed io le credo perché quanto è successo, che oggi anche grazie a lei ed ai miei insegnati sto apprendendo, non può e non deve essere dimenticato; troppo dolore!

Se guardiamo con la situazione attuale, siamo pessimisti  ma se lo facciamo con la speranza di trovare sempre più persone pronte ad alzare la testa ed a ribellarsi… beh! Allora siamo dei grandi ottimisti ed anche questo ci vuole per poter cambiare le cose.

Quello che abbiamo fatto è anche un mezzo per denunciare il nostro sistema, credere nella giustizia, sperare che le cose cambino. Ho ancora imprese nella mia mente le immagini, le figure degli agenti di scorta, tutti costretti a vivere una vita isolata, il loro grande impegno ed il senso del dovere e loro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono i nostri eroi, i nostri salvatori, le nostre guide. Sarebbe bello poter organizzare, partecipare, ad una grande manifestazione che veda tutti, ma proprio tutti, marciare in nome dell’onestà contro ogni tipo di mafia.

Chissà se ci riusciremo, magari proprio io con i miei compagni ed i professori che mi hanno dato la possibilità di apprendere anche questi fatti storici del nostro Paese e con mia madre!”

Beatrice

I.C. “San Vittorino – Corcolle” - Roma

Studenti: "Mafia? Un gruppo di delinquenti, si può abbattere"

Il fenomeno mafioso - per Elena Cillo, studentessa del Liceo Pier Paolo Pasolini di Potenza - ha mutato nel tempo le sue caratteristiche: mentre in passato le organizzazioni mafiose manifestavano il loro crescente potere con eclatanti atti di violenza, stragi e uccisioni, oggi, pur essendo la mafia ramificata e radicata nel tessuto sociale, ha deciso di agire nell'ombra abbandonando la sfida aperta alle istituzioni, concentrandosi in attivita' quali il riciclaggio di rifiuti tossici, traffico d'armi e di droga, produzione e distribuzione di falsi. Molto probabilmente e' per queste ragioni che la presenza della mafia non viene percepita nella sua reale portata, fatta eccezione per le Regioni in cui essa ha radici piu' profonde". "I protagonisti nella lotta contro la mafia - è la riflessione di Manuel Cucca, dell'IISS "Giovanni Falcone" di Loano (Sv) – siamo noi, i ragazzi che un giorno avranno magari ruoli importanti e che, se ben educati e informati oggi, diventeranno attori fondamentali di questa battaglia. Non basta mai sottolineare quanto sia importante insegnare questi principi nelle scuole; per fortuna negli ultimi anni la situazione e' migliorata, soprattutto grazie a molteplici associazioni che hanno lo scopo di informare i giovani con testimonianze di persone che la mafia l'hanno vissuta per davvero".


Da una mamma per la Signora Maria Falcone - 2a lettera

Buongiorno Signora Maria,

torno a disturbarla perché ci tengo a condividere con lei quanto è accaduto da settembre in poi.

Come promesso abbiamo portato in classe il libro sulla storia di Giovanni e la maestra, persona molto sensibile e disponibile, ha deciso di leggerlo in classe un pezzetto alla volta.

La magia si è ripetuta: i bambini si sono innamorati della storia e non vedono l’ora che arrivi il momento della lettura.

Al termine verrà organizzato un incontro sulla legalità con esponenti delle forze dell’ordine della nostra città di Moncalieri.

Inoltre una brutta vicenda personale ci ha avvicinato ancora di più alla figura di Giovanni.

Qualche settimana fa abbiamo subito nel nostro negozio una rapina, un balordo è entrato armato di pistola (rivelatasi poi finta) e sotto la minaccia ha provato a rubarci l’incasso.

Eravamo purtroppo tutti presenti: io, mio marito ed i due bambini. E’ stato e lo è tuttora un groppone amaro da buttare giù.

Nuovamente abbiamo fatto riferimento alla figura di Giovanni per spiegare ai bambini che queste cose possono succedere e che è nostro compito ribellarci, combattere ed avere fiducia nelle istituzioni.

I carabinieri che sono intervenuti ci sono stati di grande aiuto, non lo dimenticheremo mai.

Le auguro quindi, signora Maria, un sereno Natale fatto di cose semplici perché alla fine cosa serve davvero nella vita se non la famiglia, l’amore, la fiducia e la voglia di cambiare quello che non va ?

Un abbraccio

Tiziana

 

19 dicembre 2016

Da una mamma per la Signora Maria Falcone

Buongiorno Signora Maria ,

mi chiamo Tiziana e sono mamma di Andrea e Giorgia rispettivamente di 10 e 6 anni.

Tra i compiti per le vacanze estive assegnati ad Andrea anche quest’anno c’era la lettura di un libro a scelta.

Per evitare che il mio figliolo si indirizzasse verso il volume 5756 di Geronimo Stilton o la solita biografia di qualche famoso calciatore ho scelto per lui.

Considerato che sia io che mio marito abbiamo origini Siciliane e che quest’anno avremmo passato due settimane di agosto in provincia di Agrigento, è stato facile scegliere “Per questo mi chiamo Giovanni”.

Mi è bastato leggere le poche righe di trama su Amazon. Mi sembrava in tema, pendant con le vacanze.

Per invogliarlo e stimolarlo e poichè , devo ammettere , ero curiosa pure io ho pensato di iniziare leggendo io ad alta voce le prime pagine.

E’ successa una cosa meravigliosa : la storia di Giovanni ci ha talmente coinvolto che il momento serale della lettura è diventato il più atteso della giornata , anche dalla piccola Giorgia e da mio marito.

Niente televisore , videogiochi o letture separate .Per circa 8 giorni le vicende di Giovanni raccontate davanti al mare di Bovo Marina hanno riempito le nostre serate. I capitoli più avvincenti ci hanno tenuti svegli oltre le 02 di notte per non parlare delle discussioni dopo la lettura. Le domande di Andrea , il timore e la paura di Giorgia , le considerazioni , le riflessioni e le spiegazioni di noi adulti.

Per giorni non si è parlato d’altro. L’epilogo del racconto purtroppo è noto a tutti ma ci siamo commossi come se fosse accaduto ieri.

Ho voluto scriverle queste righe perché ci tengo proprio a farle sapere che anche se viviamo lontano da Palermo e certe dinamiche possono sembrare lontane anche a noi Giovanni ha lasciato un’impronta nel cuore ed il suo insegnamento ed esempio ci hanno toccato profondamente. Che uomo meraviglioso. Mi ha colpito moltissimo scoprire a quante rinunce è andato in contro senza pretendere mai niente in cambio , affrontando anzi calunnie ed indifferenza.E’ un aspetto della vita di Falcone su cui non avevo riflettuto e che mi ha scosso parecchio.

Grazie Signora Maria per avere avuto voglia di condividere con noi e grazie anche allo scrittore Luigi per questo immenso dono che mi ha fatto.

Andrea ha deciso di regalare la sua copia del libro alla biblioteca di classe perché “ mamma tutti devono leggere la storia di Giovanni “. Che dire ? A me sembra un’altra piccola vittoria.

 

con affetto e stima

Tiziana 


5 settembre 2016

Sui passi di Giovanni Falcone

inaugurazione2.jpgE' l’anniversario della morte di Falcone

per la nostra scuola una grande occasione

di ricordare e celebrare  tutti insieme 

un eroe che ha lottato con coraggio per il bene.

 

Giovanni, appena nato, con i pugni serrati

simbolo di tenacia contro i gesti errati,

sulla sua culla si posò una colomba

simbolo di pace e convinzione profonda…

 

Studiò la legge e la magistratura

e iniziò a indagare  senza paura…

Con  Rosario Spatola scoprì una verità

che la mafia italiana è una piccola realtà,

paragonata a quella che dilaga sulla terra

in ogni paese, sia in pace che in guerra…

 

La legge mafiosa è contro quella dello Stato

si basa sul sopruso, minaccia e reato,

sull’omertà e sulla prepotenza

in cui vince chi vive nell’ assenza…

 

Assenza d’istruzione, legalità

indifferenza alle regole, alla lealtà…

Leggendo Garlando abbiamo capito

che il prepotente può essere colpito:

quando nella minaccia si sente isolato

è possibile a scuola chiamarlo “sfigato”!

 

Impara da Falcone la strategia vincente

che fece parlare tutta  la gente…

Assassini, spacciatori, ladri e pentiti

furono da lui sempre sentiti…

Furon gli stessi mafiosi a denunciare

i boss delle cosche con peccato capitale…

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Così Giovanni ferì la grande piovra

che coi suoi tentacoli il crimine manovra,

trafisse il mostro con un colpo letale

che da un po’ di anni piange dal male…

 

La mafia e Toto’ Riina, animali feriti,

non perdonaron di essere traditi

e organizzarono il famoso attentato

che nella terra del sole fu consumato…

 

Questo sacrificio di vite innocenti

lascia grandi doveri a noi adolescenti

che riceviamo la speciale eredità

di avere rispetto della legalità

in un mondo in cui pace, sogno e speranza

fan rima con amore e fratellanza! 

 

Lettera scritta dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Statale "Giovanni Falcone" di Cassina De' Pecchi (MI) in occasione dell'inaugurazione del Murales raffigurante Giovanni Falcone, realizzato dagli studenti nell'ambito del laboratorio artistico patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Cassina De' Pecchi, 28 maggio 2016.

 

 

 



Lettera di Simone Solito - Istituto Istruzione Superiore "A. Avogadro" - Torino

Sono ormai ventiquattro gli anni che ci dividono da quel funesto 23 maggio del 1992, ma non sarà il tempo a cancellare quelli che, probabilmente, sono i tempi più oscuri della storia del nostro paese. E’ così che, in questa giornata organizzata dalla Direzione Generale per lo Studente del MIUR e dalla Fondazione Falcone, la pensano gli oltre cinquantamila studenti accorsi nelle piazze della legalità di tutta Italia per commemorare chi, al puzzo dell'indifferenza e del compromesso morale, ha anteposto il fresco profumo di libertà, ed è così che la pensano tutti coloro che, due settimane fa, erano a Palermo: una città che è notevolmente mutata da quegli anni, passando dall’immagine di capitale del fenomeno mafioso a quella di centro propulsore di quel movimento culturale e morale che disprezza, rifiuta e combatte la mafia.

 

E' questo movimento l'unica arma efficace per affiancare il lavoro di chi ha dedicato e dedica tuttora la propria vita al servizio dello Stato, vedendosi spesso limitata  la propria libertà da scorte, macchine blindate e misure di prevenzione.

 

Sono tante le emozioni suscitate dall'ingresso nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, quell'aula in cui la mafia è stata per la prima volta messa dietro alle sbarre e che quest'oggi non poteva esimersi dall'essere il simbolo di quelle nuove generazioni che, a partire da Palermo e da quanto accaduto nel 1992, vogliono un paese migliore. Tra le personalità presenti spicca sicuramente la forte rappresentanza militare in memoria degli innumerevoli agenti e carabinieri che non si arresero nel mettere a repentaglio la propria vita salvaguardando quella di magistrati, alti funzionari o politici. Ma, ancora più interessante è stato quel viaggio di testimonianze che abbiamo potuto intraprendere intervistando chi ha vissuto quel periodo da vicino e chi, quest'oggi, ricopre cariche che sono senz'altro fondamentali per portare il movimento antimafia ai livelli più alti delle istituzioni.

 

Il nostro viaggio inizia con le parole del dott. Ayala, pubblico ministero al maxiprocesso e collaboratore di Giovanni Falcone, continua con le parole dell'arcivescovo di Monreale Monsignor Pennisi, del sindacalista Maurizio Landini, del Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, l'Onorevole Rosy Bindi, dell'attuale sindaco di Palermo Leoluca Orlando e continua con il Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, che risalta l'importanza dell'istruzione e della memoria storica per  combattere il fenomeno mafioso e per favorire il progresso della società civile.

 

Tra le tappe fondamentali, non se ne possono escludere due: la professoressa Maria Falcone, sorella del giudice Falcone e il Presidente del Senato Pietro Grasso, ex magistrato. La prima ha espresso tutta la contentezza nel vedere realizzato quel sogno di un movimento culturale per la lotta alla mafia sempre più diffuso e sempre più capace di coinvolgere le giovani generazioni, in grado ormai di far camminare sulle proprie gambe le idee di Giovanni e Paolo: è così che, con affetto, si riferisce al fratello e al giudice Paolo Borsellino. Il secondo non può nasconde le sue emozioni nel ricordare il suo passato di giudice a latere durante il maxiprocesso e nel trovarsi a pochi metri da quel bancone con la scritta "La legge è uguale per tutti" dietro alla quale sedeva.

 

In conclusione del viaggio ci sono le parole del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri Gen. CA Tullio Del Sette, dell'ex Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante, del padre dell'agente Nino Agostino ucciso da Cosa Nostra e del dott. Giuseppe Antoci che presiede il Parco dei Nebrodi,  e che con immane riconoscenza ringrazia i ragazzi della sua scorta, senza i quali, dopo il recentissimo agguato dello scorso 18 maggio a Messina, avrebbe senz'altro perso la vita. Infine, ultima ma non meno importante,  è stata l'opinione di chi si fa portatore della responsabilità di denunciare, ironizzando, con la sua comicità, i problemi che affliggono la sua città: Roberto Lipari, comico e cabarettista nato e cresciuto a Palermo.

 

Ascoltare e camminare. Ascoltare chi ventiquattro anni fa c'era e ha vissuto da vicino queste pagine della nostra storia, e poi camminare. Camminare proprio come si è fatto a Palermo nel pomeriggio del 23 maggio di ventiquattro anni dopo. Camminare dall'aula bunker e da via d'Amelio sino a quell'albero, simbolo della rinascita di un'intera nazione: l'albero Falcone.

E' qui che si è conclusa questa giornata, sotto quest'albero da dove alle 17:58 è stato possibile udire il silenzio militare.

 

A noi non è restato altro che alzare gli occhi al cielo cercando, tra le nuvole e con un sorriso, quegli eroi verso cui siamo debitori. E questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente continuando la loro opera.

 

Perché oggi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro camminano insieme tenendosi per mano.

E noi tutti camminiamo con loro.

 

                                                                                                          di Simone Solito 

                                   Scarica Lettera icona_pdf.jpg                                                                      

Testimonianza di Vincenzo Musacchio

Ogni anno che passa è sempre più difficile trovare consensi quando si vuole parlare di legalità e si vogliono ricordare le vittime che per tale ideale hanno donato la loro vita. E' sempre la stessa storia: la legalità in questo Paese non è la regola ma l'eccezione. All'epoca, non avevo ancora ventiquattro anni e ricordo ogni minimo dettaglio di quell'orribile 23 maggio 1992. La mia ammirazione per Giovanni Falcone, per la sua vita, i suoi ideali e la sua perseveranza, sono stati uno dei motivi di orgoglio per aver studiato Giurisprudenza e per avere sostenuto la tesi di laurea in diritto penale proprio sulla normativa antimafia in materia di appalti pubblici. Ero orgoglioso dell'esistenza di magistrati come lui dediti al servizio dello Stato con spirito di sacrificio mai visto prima di allora. Mi chiedevo come si facesse a non supportarlo nelle sue azioni! Era pronto alla morte Falcone, lottatore infaticabile in uno Stato che lo ha abbandonato senza mai aver voluto combattere con forza e determinazione le mafie. Falcone aveva paura ma era spinto dalla convinzione che un futuro migliore fosse possibile e che la mafia potesse essere sconfitta. Purtroppo ricordo molto bene come all'epoca fu isolato da tutti. Nessuno si ricorda di lui tranne nelle ricorrenze dove ci sono inutili passerelle con falsi attestati di solidarietà e di stima come se fosse un concorso a premi. Quando li vedo e li ascolto ogni anno penso alla enorme ipocrisia perché ricordo bene che Falcone fu bocciato come consigliere istruttore, bocciato come procuratore della Repubblica di Palermo, bocciato come membro al CSM e sono certo sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato assassinato prima. Eppure ogni anno lo Stato celebra Giovanni Falcone come se questo passato non fosse mai esistito: purtroppo questi fatti non si possono dimenticare! Non abbiamo bisogno di parole false, inutili e vuote o di presenze un giorno l’anno da parte delle istituzioni, quando poi nei fatti non si lotta la mafia né la corruzione ad essa strettamente correlata. Per rendere davvero omaggio alla vita e al valore di Giovanni Falcone c'è un solo modo: sconfiggere le mafie e ristabilire la supremazia dello Stato sul crimine organizzato e sulla corruzione dilagante. Chiudo questo articolo, con un ricordo personale poiché poco prima di morire rispose ad una mia lettera nella quale lo rimproveravo per aver abbandonato Palermo andando a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia, con una frase confortante che mi ha profondamente segnato: “Continui a credere nelle giustizia, c'è tanto bisogno di giovani con nobili ideali”. Chi vuole onorarlo non deve mollare la lotta alle mafie, dal singolo cittadino sino al Presidente della Repubblica, ognuno con i propri mezzi e le proprie forze, dalle piccole cose sino ai grandi sforzi che spettano allo Stato. Falcone diceva: “Non si può sconfiggere la mafia chiedendo l'eroismo di inermi cittadini, ma mettendo in campo tutte le forze migliori delle istituzioni”. Spero tanto che un giorno questo suo desiderio si realizzi.

 

Vincenzo Musacchio

Direttore della Scuola di Legalità

don Peppe Diana” di Roma e del Molise

"La Magnolia"

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Lettera a Maria Falcone

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Questa lettera è stata consegnata a Maria Falcone dagli studenti della Scuola Primaria "Giovanni Falcone" dell'Istituto Comprensivo Almese il 25 febbraio 2016.

Un uomo di nome Giovanni

 

Era scoglio nel mare,

viveva minacciato dall’alta marea;

era luce nel buio,

vista da tutti e poi da nessuno;

era fertile concime

nei campi con frutti di speranza;

era pagine di un libro,

quello della legalità;

era acceleratore della macchina,

quella dello Stato.

Come l’aria assicura la vita,

lui assicurava la giustizia.

 

Il 23 maggio 1992

fu scelta la spiaggia senza scogli,

la luce si spense,

il vento cessò di soffiare,

la terra diventò arida,

il libro si sgualcì,

l’acceleratore si ruppe.

Ma quel pomeriggio,

a Capaci,

aria e giustizia

non morirono

                                             


 Angela, 28 maggio 2015



Per Maria

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Letterina

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Caro Dottor Falcone

 

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Per Maria Falcone

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Lettera di Martina

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Lettera di Beatrice

 

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Messaggio di Federica

 

Sono passati esattamente 22 anni dalla vostra morte, cari Giudici, ed io per la prima volta in vita mia sono stata in Sicilia. Ho quasi 18 anni, ma mi sembra di conoscervi da sempre, di aver collaborato con voi e di aver sempre tifato per voi. Invece faccio parte della generazione immediatamente successiva alla vostra morte. Vorrei raccontarvi di tutte le invenzioni che ci sono state negli ultimi anni, delle nuove scoperte, di come il mondo stia procedendo velocemente in tutti i campi, ma mi fermerò a ricordarvi quanto sia bella la vostra/nostra Sicilia. L'ho vista per la prima volta l'altra settimana in gita scolastica e me ne sono innamorata. Forse per il mare, per il sole, per la natura che cambia ad ogni curva. Forse perché si respira l'aria di secoli e secoli di storia, forse perché proprio in quella terra Voi avete iniziato un'autentica rivoluzione che neanche con numerose conquiste fu mai realizzata! Per questo vi dico Grazie. Grazie perché con il vostro lavoro avete dato una speranza alla mia generazione, avete mostrato un'altra via alle persone, le avete risvegliate! Finisco rassicurandovi sul vostro imponente lavoro. La mentalità  sta cambiando, la Sicilia, l’Italia vuole cambiare ed è sempre più pronta. Basterebbe solo che coloro che vogliono prendere in mano lo Stato si accorgessero di questo desiderio sempre più forte! Ci sarebbero da dire troppo cose, quindi mi fermo qui. Grazie Giudici, grazie davvero.

Chicca, 9 marzo 2014